STEPSOVER WorldTour

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This topic contains 14 replies, has 6 voices, and was last updated by smontic smontic 3 years, 3 months ago.

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    smontic
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    Ciao ragazzi, vorrei aprire un thread dove raccontare più o meno in tempo reale la storia del nostro viaggio. Prima di scrivere al presente però vorrei riassumere come siamo arrivati dove siamo ora, in Paraguay… per cui buona lettura!

    Quando due anni fa abbiamo deciso di iniziare una vita on the road si è reso necessario attrezzare un veicolo che fosse capace di affrontare il giro del mondo e che avesse tutte le caratteristiche necessarie per attraversare i luoghi più impervi del pianeta. Allora non avevamo ben chiaro che itinerario avremmo seguito ma avevamo una sola certezza, lo avremmo fatto a tutti i costi!

    Ma  prima di parlare del nostro viaggio vogliamo raccontarvi con cosa abbiamo deciso di affrontarlo, quindi partiamo dall’inizio: siamo viaggiatori che si sono avvicinati al mondo delle quattro ruote per colmare le lacune del nostro precedente mezzo di trasporto, la moto. Amanti delle destinazioni remote, affascinati dai deserti, dalle steppe e dai luoghi poco popolati in genere desideravamo spostarci con un veicolo che fosse sufficientemente attrezzato da concederci qualche settimana in assoluta autonomia. Grazie all’esperienza di viaggio per qualche anno a bordo di un camion Unimog 1300L da noi allestito, abbiamo compreso i requisiti del nostro futuro veicolo che ci avrebbe accompagnato in questa nuova avventura. Affidabilità, carburante, cibo e sopratutto acqua sono le principali necessità, ma a queste andavano aggiunte caratteristiche peculiari quali l’autonomia energetica e il confort.

    Abbiamo trovato la nostra base di partenza acquistando un camion MAN 4×4 dalla portata di 16 tonnellate proveniente dall’esercito Danese, un veicolo di qualche anno di età ma in perfette condizioni di manutenzione.

    Diamo ora uno sguardo all’interno, spiegando il perchè di alcune scelte fondamentali quali l’impiantistica. Ciò che ha guidato le nostre decisioni è fondamentalmente stata la consapevolezza che vivere una vita on the road senza avere vinto al Superenalotto significa prestare parecchia attenzione al budget quotidiano.

    Per questo evitare quasi totalmente i costi derivati da soste in aree a pagamento diventa un requisito a cui abbiamo risposto dotando il nostro veicolo di una riserva di 700 litri di acqua divisa in tre distinti serbatoi.

    Sempre parlando di acqua abbiamo trovato molto utile installare un sistema di riciclo delle acque grigie che ci consente di riutilizzarle in diversi modi, tra cui banalmente per lo scarico del WC.

    Il requisito dell’indipendenza energetica come abbiamo detto per noi era fondamentale, per questo abiamo pensato ad un impianto solare da 1,5 Kw che, coadiuvato da un banco batterie da 19.200 Watt, ci concede sufficiente riserva di energia per far funzionare una lavatrice, un forno, una piastra ad induzione e tutte le restanti utenze.

    La corrente alternata nel veicolo è una comune 220 Volt che generiamo attraverso un inverter da 5Kw, mentre esternamente, nel caso dovesse servirci attaccarci alla rete elettrica, possiamo utilizzare correnti alternate da 110 volt a 240 volt.

    Il nostro viaggio è iniziato in Marocco, paese che amiamo e che conosciamo molto bene. Partire da questa terra amica ci ha consentito di testare a fondo il veicolo restando in relativa sicurezza. Dopodiché i nostri programmi ci vedevano diretti verso Est, in Asia, ma vedremo come gli eventi, elemento fondamentale e vera bussola del nostro viaggio, ci abbiano in realtà portato da tutt’altra parte….

     

    • This topic was modified 3 years, 3 months ago by smontic smontic.

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    #560
    smontic
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    EPISODIO 2

    Marocco

    Sbarcati a Tangeri passiamo la prima notte ad Asilah, bel villaggio di pescatori arroccato su un affascinante promontorio dove è possibile ammirare la bella Kasbah dalle particolari strette vie affrescate dagli artisti locali. Rigenerati dall’ottimo pesce che è possibile degustare in uno qualsiasi dei tanti ristoranti che si trovano al perimetro della vecchia fortezza di Asilah prendiamo la direzione di Midelt, iniziando la nostra traversata del Medio Atlante.

    La tentazione di toccare con mano la sabbia dell’Erg Chebbi è tanta, quindi percorriamo i chilometri che ci separano da Merzouga attraversando delle splendide aree ricche di palmeti sapientemente coltivati dagli abili contadini Marocchini. Merzouga è una delle principali mete turistiche del Marocco, a seconda dei periodi dell’anno quella che dovrebbe essere un’oasi abitata da poche decine di persone si trasforma in una febbricitante via di passaggio di feste, colori e veicoli di ogni tipo.

    Il nostro viaggio prosegue tornando tra i monti dell’Altante, per raggiungere le imperdibili Gole del Todra, parallele a quelle del Dades, altrettanto affascinanti e di innegabile bellezza per via della particolare strada, ormai da qualche anno asfaltata, che si arrampica sulla montagna dando una perfetta visione dall’alto della ricca e verdeggiante gola sottostante.

    Da Ouarzazate ci troveremo a percorrere la bellissima strada d’alta quota che conduce prima al passo del Tizi-N-Tichka e poi a Marrakech, città famosa in tutto il mondo sia per la bellezza delle sue moschee e dei suoi souk che per la coloratissima piazza Jamee El Fnaa, dove ogni notte vengono allestiti i tradizionali ristoranti di strada. Preparatevi al freddo su questa strada, non è difficile in tutti i momenti dell’anno vedere la neve sul passo del Tizi-N-Tichka che si trova a circa 2300 metri, mentre una volta raggiunta Marrakech è invece facile che faccia caldo fuori dal periodo invernale.

    Il nostro viaggio prosegue in direzione del Lago Bin El Ouidane, raggiungibile in circa una giornata di viaggio da Marrakech da cui dista circa 200 Km e dove potremo godere di fantastici panorami alpini offerti dalle montagne dell’Alto Atlante. Qui le sistemazioni organizzate non sono molte, ma i luoghi dove fare campeggio libero in tutta sicurezza non mancano.

    Dal lago proseguiremo verso la montagna chiamata Cattedrale De Rochers per via della sua caratteristica forma, un luogo raggiungibile percorrendo un centinaio di chilometri di strada tra cui un ultimo tratto di circa 30 km su pista sterrata.

    Da qui la nostra strada prosegue con l’intento di raggiungere la particolare valle dell’Ait Bou Guemes, questa volta percorrendo un percorso adatto solo ai veicoli 4×4. La strada sale di quota oltre i 2300 metri e offre una splendida vista dell’Alto Atlante in tutta la sua fierezza. La valle dell’Ait Bou Goumes, che prima dell’apertura della pista che oggi la collega a Demnate rimaneva isolata per circa sei mesi all’anno, oggi conserva ancora la sua genuinità dato che è priva della contaminazione portata dal turismo che in questo luogo è ancora praticamente assente.

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    #564
    Luke
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    Tra Marrakech e Ouarzazate noi abbiamo visitato anche la città di Ait Ben Haddou, uno dei ricordi che preferisco del nostro viaggio!

    #569
    vasilij
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    Cosa dire se non WOW! 😀

    #571
    smontic
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    Tra Marrakech e Ouarzazate noi abbiamo visitato anche la città di Ait Ben Haddou, uno dei ricordi che preferisco del nostro viaggio!

    Si, fantastica e ben conservata rispetto alla più blasonata Kefchaouen al nord  😀

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    #604
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    EPISODIO3

    – Sahara Occidentale

    Prendiamo la cartina stradale del Marocco e pianifichiamo velocemente il percorso per la discesa verso Sud, optando per dirigerci in direzione dell’Oceano, in modo da godere un po’ del suo refrigerio e dei sui bellissimi paesaggi fatti di belle cittadine, scogliere e spiagge dalla sabbia dorata.

    Attraversiamo la riserva dell’Oued Massa, un sito molto importante per quanto riguarda il contenimento di specie animali protette come l’Ibis e la Gazzella.

    Proseguendo verso Sud ci fermiamo spesso lungo la scogliera per respirare il profumo dell’Oceano guardando lontano, verso le Americhe, senza ancora sapere che proprio durante questo viaggio le raggiungeremo. Arriviamo infine a Sidi Ifni, ai più sconosciuta, ma che in realtà dal 1934 fu la capitale dell’Africa Occidentale dominata dagli Spagnoli e che solo nel 1969 fu restituita al Marocco.

    Inizia da qui il viaggio per il grande Sud, un deserto spazzato dal vento che si dipana davanti ai nostri occhi come fosse una lunghissima carta geografica arrotolata. Le dune si succedono alla steppa e nessuna forma di vegetazione lascia spazio ad un filo d’ombra. La costa dell’Africa sembra scolpita dalle onde dell’Oceano che incessantemente scolpiscono altissime e frastagliate falesie.

    Raggiungiamo Tarfaya, luogo interessante per il suo legame con la storia di Antoine de Saint Exupery, che da questi territori da lui tanto amati ha tratto ispirazione per diversi racconti tra cui il famosissimo Il piccolo Principe. Oltre l’incredibile casa costruita nel mare dagli Inglesi, qui è possibile ammirare il relitto di un traghetto della compagnia ARMAS ancora in ottimo stato che si è incagliato qui nel 2008.

    Le ruote del nostro camion ci portano sempre più a Sud, fino a Boujdur, una piccola cittadina che come Laayoune si sta ingrandendo anno dopo anno. Questo però è un centro molto accogliente, dove i pescatori trasportano il loro pesce per essere venduto. Così è bello passeggiare nel mercato e assistere alla vendita del pesce, acquistarlo e farsi consigliare alcune delle migliori ricette locali per cucinarlo.

    Da Boudjour alla penisola di Dakhla la strada entra in un territorio dove il deserto sembra voler cercare di sopraffare l’Oceano, una lotta che non pare così impari tra queste due potenti ma così diverse forze della natura. L’asfalto, sempre molto ben tenuto, taglia in due catene di dune che spesso si riversano nel deserto, enormi distese saline, qui chiamate Sebkhe, scavano profonde gole che si perdono a vista d’occhio verso Est.

    Arrivare a Dakhla ci regala una forte emozione, la penisola, che si estende per circa 40 km crea una laguna dove la forza dell’Oceano viene completamente attenuata.  Ci troviamo in questo splendido luogo e ancora una volta ci fermiamo a pensare alle tappe successive del nostro viaggio: scendere ancora più a Sud oppure tornare verso Nord per poi prendere la via che avevamo ipotizzato? L’Asia vista da Dakhla sembra così lontana, non ci va di pensare ad un luogo così remoto, abbiamo bisogno di vivere questa esperienza in modo intenso giorno dopo giorno, senza porci dei vincoli come la rotta…

     

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    #647
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    EPISODIO4

    – Mauritania

    I confini tra Sahara Occidentale e Mauritania da diversi anni a questa parte sono sempre stati oggetto di discussioni da parte di tanti viaggiatori. La presenza in questo territorio del fronte Polisario, a cui la Mauritania diede supporto durante la guerra per la liberazione del Sahara Occidentale, ha fatto si che tra Marocco  e Mauritania vi siano tuttora ben cinque chilometri di terra di nessuno.

    Sbrighiamo le pratiche doganali Marocchine e prima di congedarci dal paese scambiamo due parole con qualche militare che ci regala il suo giudizio sulla Mauritania: Che ci andate a fare in quel paese, non c’è nulla, solo sabbia e polvere. State attenti, vi ruberanno tutto! Gli chiediamo se sia mai stato in Mauritania, e lui ci risponde rapido e deciso: No, perché dovrei!

    L’attraversamento di quella che viene chiamata terra di nessuno è sempre stata un’esperienza particolare nei nostri viaggi. Si prova una sensazione di disagio causata dal fatto che effettivamente ti trovi in un luogo dove, qualunque cosa accada, qualunque cosa ti capiti, sei da solo, non c’è un paese che nel bene o nel male si preoccupi di cosa ti è accaduto, sono solo fatti tuoi.

    Raggiungiamo il cancello della frontiera Mauritana e scavalcata l’ultima profonda buca entriamo nel paese della sabbia bianca, mito per gli amanti del Rally Parigi Dakar nonché per tutti gli appassionati delle culture del Sahara e del Sahel. Ci lasciamo la terra di nessuno alle spalle, coperta dalla polvere alzata dalle grosse ruote del nostro camion. Dietro di noi i rottami dei pullman smembrati, motori arrugginiti con le bielle e i pistoni sparsi tra la sabbia e tanta povera gente che dietro al cancello neanche ti considera, si fa gli affari propri, intrallazzi ed espedienti che poco comprendiamo ma che li fanno campare in qualche modo.

    Con il visto timbrato, il camion e il suo contenuto approvato dal simpatico doganiere, entriamo ufficialmente in questo nuovo paese, notandolo subito differente da quello da cui proveniamo.

    Il nostro camper è ora in Mauritania, un paese coperto per tre quarti dal deserto del Sahara, dove l’agricoltura è concentrata solo al Sud del paese lungo il Fiume Senegal. Dove l’economia è tirata avanti principalmente da risorse come Oro, Diamanti, Gas e Petrolio. Sembra incredibile pensare che un paese come questo vanti alcuni Guinness World Record molto particolari: il treno più lungo del mondo, il cimitero di navi più popolato del mondo e per finire, ce ne aggiungiamo uno noi, una delle strade più lunghe al mondo, 30 km, illuminata da lampade alimentate ad energia solare.

    Ma torniamo al nostro viaggio, la strada che stiamo percorrendo si immerge nell’Erg, le dune gialle inghiottono l’asfalto che porta diretto a Nouadhibou, la seconda città della Mauritania dopo la capitale Nouakchott e qui incrociamo le rotaie del treno di cui parlavamo. Seguiamo le due line di ferro fino a quando si perdono nella sabbia che circonda l’ingresso della città, e qui entriamo in un nuovo mondo.

    Macchine che sembrano dei rottami qui circolano normalmente, carrozzerie divelte, arrugginite, e motori fumanti qui sono la norma, più che i carretti trainati da asini che spostano tonnellate di merci da un lato all’altro della città. Ci fermiamo per la notte in un piccolo camping in centro alla città, non è stato facile individuarlo, ma una volta parcheggiato il nostro camper ci possiamo fermare e riflettere in modo da capire bene dove siamo arrivati e dove andremo domani visto che abbiamo un paese nuovo in cui muoverci..

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    #712
    smontic
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    EPISIDIO5

    – Mauritania

    Abbiamo percorso oltre cinquemila chilometri da quando siamo partiti da casa ed ecco che ci troviamo in un nuovo paese, un luogo completamente diverso da quelli che abbiamo attraversato nelle settimane precedenti, ora siamo in Mauritania.

    Prima di iniziare a viaggiare in questa nuova terra dobbiamo comprendere bene dove stiamo poggiando le ruote del nostro camper.

    A Nouadhibou ci fermiamo per qualche giorno a riposare seduti all’ombra della tenda del nostro camper e qui iniziamo a ricordare le storie di alcuni libri letti anni fa, tra cui Terra degli Uomini di Saint Exupéry, che proprio in questa città era ambientato. Il famoso autore del Piccolo Principe era il comandante dell’Aeropostale ed è una figura importante di questa regione dell’Africa.

    Restiamo qualche giorno in città in sosta libera a due passi da dove parte il treno più lungo al mondo che generalmente lascia il porto alle 17 (N20° 51.271 W17° 01.720).

    Mentre percorriamo la strada costiera in direzione Sud veniamo spesso fermati dalla gendarmeria Mauritana. Da parecchie migliaia di chilometri siamo abituati a questi posti di blocco dato che erano presenti anche più a Nord in Sahara Occidentale. Generalmente l’ispezione si risolve molto velocemente quando consegniamo la fotocopia dei nostri documenti, ma capita anche che prima di congedarci i militari ci chiedano qualche dono, tipicamente una lattina di coca-cola.

    È Maggio inoltrato e il caldo comincia a farsi sentire, così nostro malgrado decidiamo di evitare di spingerci nell’entroterra per restare lungo la costa, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli. Tuttavia questo comporta la rinuncia a conoscere un aspetto molto importante di questo paese, quello puramente Sahariano dove i primi abitanti di questa regione hanno lasciato il loro segno attraverso importanti pitture rupestri, città fortificate e naturalmente le grandi e imponenti dune.

    Proseguiamo lungo la strada principale e ci fermiamo ore nei piccoli villaggi che incontriamo, spesso poco più di qualche baracca costruita mettendo insieme rottami di auto e pezzi arrugginiti di lamiere ondulate. Il primo vero villaggio che attraversiamo dopo Nouadhibou si chiama Chami, qui sarebbe anche presente un distributore di carburante (N20° 10.021 W15° 58.327) che noi ci limitiamo a tracciare con il GPS per un eventuale utilizzo futuro. Decidiamo di fermarci qui per la notte, desiderosi di passeggiare tra le tende dei nomadi che vengono a vendere le loro mercanzie.

    La strada, che a tratti inizia a perdere quel poco di manto asfaltato che l’aveva distinta fin ora, ci porta a Nouakchott, la giovane capitale di questo paese nata solo nel 1960 dopo la dichiarazione di indipendenza.

    Entrare in città con il camper richiede tanta pazienza e molta forza di volontà, il traffico è incredibilmente intenso e il codice della strada raramente è rispettato. Veicoli a motore di tutti i tipi producono rumori e fumi che non cessano mai di avvolgere l’atmosfera. La polizia che cerca di dirigere il traffico per le vie del centro svolge un lavoro inutile, qui incredibilmente anche loro non contano nulla, così capita di vederli desolati alla ricerca di qualcuno che gli dia retta senza tuttavia che questo succeda. Le macchine si incastrano tra loro, camion parcheggiati col cofano aperto in mezzo agli incroci attendono di essere riparati, cosa che prima o poi sicuramente avverrà, ma non contate sul fatto che questo avvenga presto.

    Il centro con tutto il suo disordine e frastuono ci interessa però ben poco, il vero motivo per cui siamo giunti fin qui è assistere allo spettacolo di cui si può godere il pomeriggio lungo la spiaggia, ovvero il rientro delle piroghe dei pescatori. Per restare quanto più vicini possibile a dove si svolgono le operazioni di sbarco parcheggiamo il nostro camper proprio lungo la spiaggia (N18° 06.621 W16° 01.484) in uno splendido posto dove rimarremo due giorni interi facendo amicizia con tanti ragazzi del luogo.

    Mancano poche ore all’inizio del Ramadan e questo particolare momento risulta essere ancora più colorato e rumoroso che nel resto del periodo dell’anno. Giovani ragazzi e ragazze corrono sulla spiaggia per pranzare e cenare bevendo litri di yougurt fermentato, in tanti ci invitano al banchetto e noi non possiamo rifiutare.

    Mentre li vediamo ridere e scherzare in attesa dei lunghi giorni di digiuno decidiamo che vogliamo approfondire ancora di più la nostra conoscenza di questo lembo di Africa, vogliamo andare ancora più a Sud, verso il Senegal, dove davvero entreremo nell’Africa Nera.

     

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    #774
    smontic
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    EPISODIO6

    Africa Nera – Senegal

    Dopo aver attraversato con il nostro camper Marocco, Sahara Occidentale e Mauritania ci troviamo a due passi dal confine con il Senegal. Trovarsi a due passi dall’Africa Nera è innegabilmente una grande tentazione per noi e quindi è evidente che la nostra bussola voglia rimanere puntata verso Sud. Tuttavia quando siamo partiti non avevamo la minima idea del fatto che saremmo potuti arrivare fin qui, quindi non avevamo previsto di procurarci il Carnet de Passage en Duane, documento che – a regola – sarebbe obbligatorio per l’importazione temporanea di qualunque veicolo in Senegal. Tuttavia conosciamo bene come funzionano le regole da queste parti e alle nostre orecchie echeggia la fama della famigerata frontiera tra Mauritania e Senegal. Alcuni viaggiatori Africani di lungo corso la descrivono come la peggiore dogana di tutto il continente a causa della tremenda e famosa corruzione degli addetti ai controlli di frontiera. Consapevoli di questo e consci del fatto che non abbiamo il Carnet ci lasciamo guidare dalla nostra esperienza.

    Djama è il minore tra i due posti di frontiera esistenti, l’altro è quello di Rosso, famigerato sin dai tempi degli Hippie Francesi “Peugeottari”, ragazzi che viaggiavano fin qui a bordo di sgangherate vetture con lo scopo di rivenderle dopo averci attraversato il deserto. Per raggiungere Djama (N16° 13.327′ W16° 24.856′) bisogna attraversare una pista che corre lungo il fiume Senegal e che spesso è impraticabile per via delle piogge. Questo lo rende un posto di frontiera meno frequentato e quindi sarà certamente possibile avere più spazio per le trattative.

    Sbrighiamo velocemente le pratiche Mauritane lasciandoci alle spalle un paio di ragazzotti che come sempre volevano guadagnare qualcosa facendoci da passacarte (lavoro molto comune in tutte le frontiere Africane).

    Attraversiamo il ponte sul fiume Senegal preparandoci al grosso del lavoro, perché è qui che ci aspettiamo i veri problemi. Ci troviamo davanti ai militari Senegalesi che ci avevano visto arrivare da lontano. Il più vicino ci fa cenno di passare davanti ad un piccolo ufficio che si trova alle sue spalle. Qui un anziano signore dopo averci salutato e chiesto da dove veniamo ci mette quattro timbri sui passaporti e ci chiede “solo” 10 dollari. Da qui passiamo al secondo ufficio dove un giovanissimo militare ci liquida in pochi secondi dicendoci: “Il vostro mezzo non può entrare in Senegal, ha più di sei anni di anzianità”

    Si tratta di un modo come un altro per dire: “Ehi amico, quanti soldi vuoi spendere per entrare? fammi un’offerta”.

    Iniziamo la trattativa che però non sembra smuoversi molto finché non interviene un civile che stava chiacchierando con dei militari più anziani. Il panciuto uomo depone i suoi occhiali da sole, si avvicina al militare che stava parlando con noi e gli infligge due vigorose pacche sulla spalla prima di dirci: “Ho io la soluzione.

    Definito l’accordo c’è un momento di attesa che sembra più una farsa che altro, ma dopo circa trenta minuti il civile torna, distribuisce qualcosa come l’equivalente di cinque dollari ai tre o quattro militari che lo circondano sorridenti e rumorosi nel loro ridere e chiacchierare e ci consegna tutti i nostri documenti perfettamente in regola, meglio di quanto avrebbe fatto un’agenzia di trasporti internazionale.

    Siamo in Senegal!

     

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    #781
    Luke
    Luke
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    Che meraviglia le dogane. Io purtroppo le vivo sempre con un po di agitazione  🙄

    #782
    vidaloca
    vidaloca
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    Che meraviglia le dogane. Io purtroppo le vivo sempre con un po di agitazione 🙄

    Con ..o senza Drone?

    Beso Stefano

    #783
    smontic
    smontic
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    Che meraviglia le dogane. Io purtroppo le vivo sempre con un po di agitazione 🙄

     

    Ahah, dopo un po’ ci fai l’abitudine  😀

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    #790
    Paolopom
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    Chi è il civile che ha fatto le pratiche della frontiera?  Tale Zarghan?

    #795
    bebo
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    salve , certo che le dogane possono tirare fuori il meglio o il peggio delle persone , dipende come sei mentalmente preparato ….

    #827
    smontic
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    EPISODIO7

    – Senegal: Rotta verso Dakar

    La nostra esplorazione del Senegal parte dal Parco National de la langue de Barbarie dove si trova un vero e proprio fiordo che protegge la costa.

    In questo piccolo paradiso in terra i giorni potrebbero passare con facilità, tuttavia ormai è il mese di Maggio inoltrato e il caldo inizia ad arrivare insieme all’umidità e quindi decidiamo di muoverci più a Sud cercando di sfruttare per quanto possibile la corrente fresca che proviene dall’Oceano.

    Sfruttando un po’ delle capacità fuoristradistiche del nostro veicolo procediamo lungo una pista costiera evitando in questo modo la trafficata strada principale che collega San Louis a Dakar.

    Prima di raggiungere il Lago Rosa attraversiamo qualche piccolo paese dove ci capita sovente di venire fermati dalla polizia locale che a volte si mostra solo curiosa riguardo il nostro camion, mentre purtroppo a volte tenta di contestare infrazioni inesistenti con il solo scopo di estorcere qualche soldo. Discussioni e lamenti da parte di entrambi ci porteranno a pagare l’equivalente di circa 5 Euro di multa contro i 50 chiesti inizialmente, soldi che naturalmente finiranno subito nelle tasche di questo graduato.

    Da qui decidiamo di seguire un percorso fuoristrada che aggira il lago e ci troviamo nel bel mezzo di un minuscolo villaggio di pescatori dove veniamo accolti da grandi sorrisi e dalla curiosità dei bambini. Alcuni anziani escono dalle baracche costruite in riva al lago e ci raggiungono come volessero dirci qualcosa, ma poi non lo fanno, si limitano a guardare il nostro camion parlando tra loro e dicendo: Rally!, Rally! È in questo posto dimenticato dai turisti dove possiamo ammirare il passaggio d’acqua che collega il Lago Rosa al mare, in pratica ciò che lo rende vivo e unico al mondo.

    Da questo luogo non impiegheremo molto tempo per raggiungere la città capitale Dakar, un luogo completamente distaccato dalla realtà del resto del paese. Qui sono presenti ambasciate di tutti i paesi del mondo, multinazionali, enti umanitari, militari, insomma di tutto. Sembra che la comunità internazionale si sia data appuntamento in questa città posizionata in un luogo privilegiato e magnifico per compiere chissà quale missione.

    Ma all’inizio abbiamo detto che è qui che il nostro viaggio subirà un grande cambiamento, vediamo perché. Girando in lungo e in largo per la città finiamo quasi per caso negli uffici della Grimaldi, compagnia Navale Italiana che qui si occupa di spedizioni in tutto il mondo.

    Il gioco si fa serio quando dopo l’intervento dei colleghi Italiani capiamo che la cosa è possibile, ma per farlo avremmo dovuto sbrigare da noi tutte le pratiche doganali per il nostro camper – e per noi stessi – qui a Dakar dato che la compagnia non se ne sarebbe occupata.

    Confermiamo i biglietti per una nave che sta arrivando dall’Europa e che sarà qui tra tre settimane circa, la Grande Nigeria. Abbiamo tempo per provare – e riuscire – a sbrigare le pratiche necessarie e per procurarci anche la vaccinazione obbligatoria contro la febbre gialla. Il viaggio prosegue!

     

     

     

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